La lezione di Rita Levi Montalcini: i giovani devono credere in se stessi nonostante tutto e tutti

Di Alessandro Rosina - 29 gennaio 2010 In Editoriali

Il punto di vista di un outsider che invita i giovani a riappropriarsi del loro futuro: con questo nuovo editoriale Alessandro Rosina, 40 anni, docente di Demografia e autore insieme a Elisabetta Ambrosi del bel saggio Non è un Paese per giovani (Marsilio) prosegue la sua collaborazione con la Repubblica degli Stagisti.

Nel 1938 c’è una giovane assistente volontaria all’interno della Clinica delle malattie nervose e mentali dell’università di Torino. Ha 29 anni e si è laureata due anni prima con 110 e lode vincendo le ostinate resistenze del padre che, pur desiderando per la figlia una buona formazione di base, è contrario all’emancipazione femminile e non avrebbe voluto mandarla all’università.
La brillante dottoressa si chiama Rita Levi Montalcini e oltre alla difficoltà di essere femmina deve fare i conti anche con quella di essere di religione ebraica, grazie alla vergogna delle leggi razziali emanate da Mussolini. Il solerte rettore dell'ateneo torinese, Azzo Azzi, si allinea subito alle disposizioni del regime fascista ed emana un decreto che sospende «la dott. Levi Rita (…) dal servizio, a decorrere dal 16 ottobre 1938-XVI».
La Montalcini si trova costretta ad emigrare e se ne va, in un primo periodo, in Belgio. Dopo la guerra viene poi invitata negli Stati Uniti dove svilupperà le ricerche che la porteranno nel 1986 ad essere insignita del premio Nobel per la Medicina.
Alla fine ha vinto lei. Le sue doti e la sua voglia di esprimerle non sono state soffocate né dalle resistenze culturali del padre, né dalla stupida spietatezza del regime fascista, né dalla pavida zelanteria degli Azzo Azzi asserviti al sistema. Tutti ostacoli che hanno, semmai, rafforzato le sue convinzioni e la sua determinazione.
Ora, fortunatamente, tutto è diverso. Il nostro Paese ha imparato la lezione e i giovani talenti sa allevarli, valorizzarli e offrir loro il giusto spazio. Ora una giovane dottoressa Levi Rita non verrebbe spinta ad andarsene all’estero per trovare il giusto riconoscimento del proprio valore. Ricerca e investimento nella qualità del capitale umano sono state il faro che ha guidato l’azione degli ultimi governi. Del resto non è questo il modo migliore per far sviluppare un paese e mantenerlo competitivo?
E invece no, in verità le cose non stanno così. Dobbiamo purtroppo continuare anche oggi ad augurarci che i nostri brillanti giovani
, come la Montalcini, non si facciano scoraggiare dai tanti ostacoli che continuano a trovare nel loro percorso di vita e professionale. Del resto anche Dante se n’è dovuto andare da Firenze – ma poi almeno ha deciso lui chi mettere in paradiso e chi all’inferno!
Forse il segreto è proprio quello di non smettere mai di credere in se stessi, nonostante tutto e tutti.

Alessandro Rosina

Per saperne di più su questo argomento, leggi anche:
- L’Italia divisa e l’arte della fuga: se i giovani migliori scappano dal Mezzogiorno, laggiù cosa resterà?
- Caro Celli, altro che emigrare all’estero: è ora che i giovani facciano invasione di campo e mandino a casa i grandi vecchi
- «Non è un paese per giovani», fotografia di una generazione (e appello all'audacia)

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